“Pa pa pa pa”: dentro la formazione dei maestri di sci adattato in Friuli Venezia Giulia

24 Maggio 2026
durante il corso di sci accessibile sulle piste

Sulle piste da sci, per guidare una persona cieca, la voce é un riferimento continuo.

“Pa pa pa pa pa.”

Un suono ripetuto mentre si scende lungo la pista. La persona dietro non segue una traccia visiva, ma la direzione della voce del maestro. E se quella voce si interrompe, si interrompe anche il riferimento.

“Dopo cinquanta metri mi era venuta l’arsura”, racconta una maestra di sci, ripensando alle esercitazioni svolte durante il recente corso regionale di specializzazione per l’insegnamento dello sci alle persone con disabilità promosso da PromoTurismoFVG.

È una delle immagini che raccontano meglio il lavoro che negli ultimi anni il Friuli Venezia Giulia sta portando avanti sul fronte dello sci accessibile e, più in generale, dell’accessibilità in montagna: un lavoro fatto di formazione, sperimentazione, attrezzature, collaborazione tra enti e associazioni, ma soprattutto di persone disposte a mettersi in gioco.

Una formazione nata dentro un progetto più ampio

Il corso di specializzazione sovracitato non nasce come iniziativa isolata, ma all’interno di un progetto regionale più ampio dedicato all’accessibilità della montagna.

Negli ultimi mesi PromoTurismoFVG ha infatti avviato “I AM FVG – Inclusione e accessibilità per montagne facili da vivere e godere”, progetto dedicato allo sviluppo del turismo accessibile nelle aree montane del Friuli Venezia Giulia e finanziato attraverso il Fondo unico per l’inclusione delle persone con disabilità del Ministero per le Disabilità.

Il progetto coinvolge 84 Comuni montani della regione e comprende mappature dell’accessibilità realizzate in collaborazione con il CRIBA FVG, acquisto di attrezzature inclusive, aggiornamento del portale FVG per Tutti e percorsi di formazione rivolti agli operatori turistici e sportivi.

Tra le attività avviate c’è anche il corso di specializzazione per maestri di sci dedicato all’insegnamento e accompagnamento di persone con disabilità, organizzato dal Collegio Regionale Maestri di Sci del Friuli Venezia Giulia insieme ad AMSI FVG e PromoTurismoFVG.

Secondo i dati forniti dal Collegio regionale, i maestri iscritti all’albo regionale del Friuli Venezia Giulia per la stagione 2025/2026 sono complessivamente 677. Di questi, 85 hanno oggi una specializzazione nell’insegnamento e accompagnamento di persone con disabilità: 53 formati nei corsi precedenti e 32 specializzati nell’ultima edizione del corso: una percentuale tra le più alte in Italia.

Una ragazza sullo sci adattato durante il corso per maestri di sci in Friuli

Una sensibilità costruita nel tempo

Per Alessandro Pandolfo, presidente regionale dell’AMSI Friuli Venezia Giulia — l’Associazione Maestri di Sci Italiani — la sensibilità verso lo sci adattato in regione non nasce oggi.

Maestro di sci dagli anni Novanta, Pandolfo segue da anni la formazione dei maestri sul territorio ed è oggi anche vicepresidente vicario nazionale dell’AMSI. Nel corso della sua carriera ha lavorato con diverse generazioni di istruttori e collaborato a progetti dedicati all’accessibilità negli sport invernali.

“Già dagli anni ’80 c’erano maestri che si erano specializzati in questo ambito”, racconta.

Nel tempo alcuni atleti sono arrivati fino alle Paralimpiadi, mentre diverse scuole sci hanno continuato a trasmettere competenze e a collaborare con associazioni e realtà sportive del territorio.

“In generale questa specializzazione nasce soprattutto da una passione. Non è un settore in cui si fanno soldi”, spiega Pandolfo. “Ma negli anni la situazione è cambiata: oggi ci sono molte più persone con disabilità che desiderano avvicinarsi allo sci.”

Il punto di partenza, secondo Pandolof, è quasi sempre personale: “si tratta principalmente di sensibilità che ognuno trova nel percorso della propria vita, incontrando persone care che hanno avuto infortuni o convivono con una disabilità.”

Un corso che non può essere solo teorico

Per Pandolfo la formazione sull’insegnamento dello sci a persone con disabilità non può limitarsi a una parte teorica o dimostrativa.

“Fare un corso fingendo di essere disabili diventa una pagliacciata”, dice con molta chiarezza.

Per questo il corso organizzato negli ultimi mesi ha coinvolto direttamente persone con diverse tipologie di disabilità fisiche, sensoriali e relazionali, insieme a professionisti della riabilitazione, psicologi, tecnici ortopedici e maestri specializzati.

Durante la formazione sono state affrontate situazioni molto diverse tra loro: amputazioni, lesioni spinali, disabilità visive, sindrome di Down, disabilità intellettive e relazionali.

“Non volevamo limitarci a una rappresentazione superficiale”, aggiunge.

Per Pandolfo, uno degli aspetti più importanti è stato anche il confronto tra generazioni diverse di maestri.

“La cosa più bella è stata vedere giovani maestri appena qualificati lavorare insieme a istruttori con decenni di esperienza”, racconta. “Persone molto diverse tra loro, ma tutte motivate davvero.” Il rischio più grande è affrontare la disabilità come semplice “modulo aggiuntivo” della formazione sciistica.

“Serve tempo, pratica e confronto reale. Non basta una lezione teorica.”

corso sulle piste dello zoncolan

Imparare a leggere situazioni molto diverse

Uno degli aspetti emersi più chiaramente durante il corso è quanto le esigenze cambino a seconda del tipo di disabilità.

Nel caso della disabilità visiva, ad esempio, il lavoro del maestro diventa un esercizio continuo di concentrazione. "La persona cieca segue la direzione del suono, quindi mentre scii devi parlare continuamente" ci racconta una maestra di sci.

Con uno sciatore ipovedente si può utilizzare anche un interfono o un riferimento visivo minimo. Con una persona cieca totale, invece, la voce diventa l’unico orientamento possibile.

Negli anni, secondo Pandolfo, è cambiato anche il tipo di richiesta che arriva alle scuole sci.

“In passato le richieste riguardavano soprattutto la disabilità motoria”, racconta. “Oggi stanno crescendo molto le esigenze legate alle disabilità intellettive e relazionali.”

E questo richiede ai maestri competenze che vanno ben oltre la tecnica sciistica tradizionale. si osserva che anche il profilo dei maestri che scelgono questo tipo di formazione sta cambiando.

“Nel corso avevamo anche psicologhe, laureati in scienze motorie e persone con percorsi professionali molto diversi”, racconta.

Secondo lui, lavorare nello sci adattato richiede oggi competenze sempre più trasversali, che vanno oltre la tecnica sciistica tradizionale e coinvolgono comunicazione, relazione e capacità di adattamento alle esigenze delle diverse persone.

Le scuole e la domanda che cresce

Una parte importante della domanda arriva oggi dal turismo scolastico, perché moltissime richieste che arrivano a PromoTurismoFVG riguardano classi con studenti con disabilità. Su quattro o cinque scuole che scrivono, due o tre hanno una persona con disabilità tra gli studenti.

Le richieste non riguardano soltanto l’accessibilità degli alberghi o dei musei, ma anche la presenza di guide e istruttori preparati.

Pandolfo conferma che sempre più spesso le scuole sci si trovano a lavorare con gruppi molto eterogenei, dove la capacità di adattare approccio, comunicazione e modalità di insegnamento diventa fondamentale.

È uno degli aspetti che stanno trasformando il turismo accessibile da nicchia specialistica a tema sempre più trasversale nei servizi turistici ordinari.

Barbara Madrassi prova il sit-ski

La montagna come laboratorio

“Molti pensano ancora che lo sci sia impossibile per una persona con disabilità”, dice Pandolfo. “In realtà non è così.”

Secondo lui, il Friuli Venezia Giulia ha alcune caratteristiche che favoriscono questo tipo di approccio: stazioni più raccolte rispetto ai grandi comprensori alpini, forte collaborazione territoriale e disponibilità degli operatori.

Non mancano le difficoltà, ma al tempo stesso, emerge anche la disponibilità concreta del personale degli impianti.

“C’è sempre il massimo della disponibilità per aggirare l’ostacolo e far usufruire dell’impianto”.

Per lui la montagna può diventare anche un luogo di sperimentazione importante per tutto il settore turistico accessibile.

“Quando lavori con la disabilità capisci che i limiti spesso sono più culturali che tecnici”, osserva.

Oltre la tecnica

Tra i ricordi più forti che i partecipanti portano con sé dalla formazione c’è il livello di coinvolgimento delle persone con disabilità che partecipavano alle attività.

“Se vengono lì, si mettono in gioco al 100%”, racconta un altra partecipante.

Per chi insegna, dice, questo cambia completamente il rapporto con l’allievo.

“Quando vedi che quello che fai viene apprezzato davvero, ti viene anche di più da dare il tuo cento per cento.”

Anche tra i maestri il clima è stato particolare. Giovani istruttori appena formati e maestri con decenni di esperienza hanno lavorato insieme durante il corso, condividendo dubbi, paure e tecniche.

“L’energia era quella giusta”, ricorda Pandolfo. “Persone motivate, non obbligate.”

Lavorare nello sci adattato significa prima di tutto cambiare prospettiva: “per diventare maestro bisogna buttare il cuore oltre l’ostacolo”, dice.

E forse è proprio questo il filo che attraversa tutta questa esperienza regionale: non la ricerca di una perfezione teorica, ma la costruzione paziente di competenze, strumenti e relazioni.

“La cosa più importante che impari lavorando con la disabilità”, conclude Pandolfo, “è che i limiti spesso ce li poniamo noi.”

un gruppo di maestri in posa


Condividi l'articolo

Facebook Twitter