Una destinazione inclusiva non si misura soltanto con rampe, gli ascensori o i percorsi senza gradini. Questi elementi sono il primo livello, fondamentale, per “aprire” una regione, una città, un museo, e permetterne la fruizione a persone che hanno necessità legate ad una ridotta mobilità. Ma una destinazione si misura anche nella capacità di accogliere una persona che può sentirsi disorientata, di accompagnare un familiare che si prende cura ogni giorno di qualcuno, di rendere un museo, un negozio, un cinema o una piazza più comprensibili, più tranquilli, più abitabili.
È su questo terreno che lavora la Fondazione Associativa Goffredo de Banfield ETS, nata a Trieste nel 1988 per sostenere le persone anziane fragili e le loro famiglie. Dal gennaio 2026, dopo una lunga storia come associazione, de Banfield è diventata Fondazione Associativa.
A raccontarcelo è Giovanna Pacco, Direttrice Generale della Fondazione de Banfield. Lavora nella realtà triestina dal 2001 e dal 2007 ne è direttrice; negli anni ha seguito lo sviluppo di servizi innovativi a sostegno delle persone anziane non autosufficienti, dei caregiver e, in modo particolare, delle famiglie che vivono l’esperienza della demenza.
“L’obiettivo è quello di mantenere la persona il più a lungo possibile nella propria casa”, spiega Giovanna Pacco. “Tutti gli interventi che abbiamo strutturato dal 1988 in poi sono orientati a costruire servizi di sostegno alle famiglie, in modo che riescano a gestire la cura al meglio nella propria casa”.
Una parte centrale di questo lavoro è CasaViola, inaugurata nel 2016 a Trieste: la prima casa in Italia dedicata ai servizi di supporto per i caregiver delle persone con demenza. Qui si svolgono percorsi formativi, sostegno psicologico, attività per le persone con demenza e momenti di sollievo per le famiglie.
“CasaViola è un appartamento molto grande in cui sviluppiamo servizi a sostegno dei caregiver”, racconta Pacco. “Ci sono servizi dedicati solo ai caregiver, a tutela della loro salute; servizi che mettono insieme la coppia caregiver-persona con demenza, per facilitare la comunicazione; e servizi dedicati specificatamente alle persone con demenza, che hanno anche una funzione di sollievo per il caregiver”.
Ma il lavoro della Fondazione non si ferma dentro le proprie sedi. Uno degli obiettivi più importanti è costruire comunità più accoglienti per le persone anziane, fragili o con demenza.
“La nostra attività non vuole concentrarsi solamente sui servizi erogati nelle nostre sedi”, sottolinea Pacco. “Quello che vogliamo è riuscire a costruire una comunità molto più accogliente per le persone anziane, fragili o con demenza”.
In questa visione si inserisce il lavoro sulle Dementia Friendly Community, le Comunità Amiche delle Persone con Demenza. Muggia è stata la prima in Friuli Venezia Giulia a ottenere questo riconoscimento, nel 2020, dopo un lavoro avviato già nel 2017.

“L’obiettivo, che sembra piccolo ma in realtà è molto importante, è costruire comunità inclusive per le persone con demenza”, racconta Pacco. “Dove sta bene una persona con demenza, sta bene qualsiasi anziano fragile, o qualsiasi persona in difficoltà”.
A Muggia il progetto ha coinvolto il Comune, ASUGI, la Fondazione, le associazioni del territorio, i caregiver e numerosi esercizi commerciali. Il personale degli sportelli pubblici, dei servizi sociali, della polizia locale e delle attività commerciali ha seguito percorsi di formazione per imparare a riconoscere situazioni di difficoltà, comunicare con maggiore calma e attivare i riferimenti corretti quando serve.
“Abbiamo lavorato con quasi quaranta negozi di Muggia”, spiega Pacco. “Gli esercenti hanno fatto una formazione su come relazionarsi con le persone con demenza. Nelle comunità piccole vedi spesso le stesse persone e ti accorgi se ci sono dei cambiamenti. Diventi anche un presidio di segnalazione, se c’è qualcosa che non va”.
Il risultato è una rete che migliora la vita delle persone residenti, ma che può diventare importante anche per chi arriva in visita o in vacanza. Una famiglia che viaggia con una persona con demenza può sentirsi più sicura in un territorio dove ci sono luoghi formati, persone preparate e riferimenti riconoscibili.
“L’idea è poter creare percorsi, itinerari turistici adatti alle persone che vogliono andare in vacanza con il proprio caro con una demenza, o semplicemente con un nonno fragile”, dice Pacco. “Se sai quali sono i luoghi di riferimento, dove puoi andare, che accoglienza puoi trovare, puoi creare i tuoi itinerari ideali”.
In questa direzione va anche la collaborazione con PromoTurismoFVG. Dopo una prima esperienza legata allo sportello di Muggia, la formazione è stata ampliata agli Infopoint regionali: 26 sportelli del Friuli Venezia Giulia hanno seguito un percorso per diventare più preparati nell’accoglienza di persone con demenza e dei loro familiari. Anche il personale del Delfino Verde, il servizio marittimo che collega Trieste, Muggia e altre località del Golfo, ha partecipato alla formazione.

Il turismo, però, non è fatto solo di informazioni e trasporti. È fatto anche di cultura, tempo libero, relazioni. Per questo la Fondazione sta lavorando molto sull’accessibilità cognitiva nei musei. Tra i luoghi coinvolti ci sono il Museo Carà di Muggia, il Museo del Mare di Trieste, l’Orto Botanico, il Museo di Storia Naturale, ITS Arcademy – Museo della Moda e il Museo Teatrale Carlo Schmidl.
“Stiamo lavorando molto sulla parte di accessibilità cognitiva culturale”, spiega Pacco. “Quando le persone anziane hanno una fragilità o un decadimento cognitivo, il museo deve avere un percorso diverso. Non si tratta solo di evitare le barriere architettoniche, ma anche le barriere cognitive”.
Queste barriere possono essere luci troppo forti, specchi, spazi stretti, video disturbanti, rumori o percorsi poco chiari. A volte bastano accorgimenti semplici: abbassare le luci, spostare un elemento, proporre un itinerario alternativo, segnalare meglio un ambiente.
“Così come segnali un gradino, puoi anche segnalare che c’è un percorso non adatto alle persone con un disturbo cognitivo e consigliare un altro percorso”, dice Pacco. “Questo fa sì che tu possa visitare la città e andare nei musei sapendo che quei musei hanno percorsi adatti anche a persone con fragilità. Va bene per i cittadini, ma va bene anche per i turisti”.
Un’altra esperienza significativa è quella del Cinema Ariston di Trieste, indicato da Pacco come primo cinema dementia friendly d’Italia. Le proiezioni sono pensate con luci soffuse, audio più basso, pause cadenzate, possibilità di alzarsi e muoversi liberamente, e un momento conviviale finale.

“Puoi portare tranquillamente la tua persona cara, anche se parla a voce alta o si alza”, racconta Pacco. “Va benissimo lo stesso”. E aggiunge: “La cosa bella è che queste proiezioni morbide hanno attratto non solo persone anziane o con fragilità, ma anche mamme con bambini. È diventato un momento intergenerazionale”.
Nel mese di settembre, dedicato a livello mondiale all’Alzheimer, la Fondazione promuove anche iniziative di sensibilizzazione diffuse sul territorio. Tra queste c’è “Aggiungi il viola a tavola", che coinvolge numerosi locali della provincia di Trieste con proposte gastronomiche ispirate al viola, colore simbolo dell’Alzheimer, accompagnate da materiali informativi e riferimenti utili.
C’è poi il Pulmino Viola, una vera unità mobile con psicologi e assistenti sociali che porta consulenza e informazione nelle piazze della provincia di Trieste. “Invece di far sì che le persone vadano al servizio, siamo noi che andiamo”, racconta Pacco.
Il lavoro della Fondazione de Banfield mostra che l’accessibilità non è solo una caratteristica tecnica dei luoghi, ma una qualità delle comunità. Una destinazione è più accogliente quando chi la vive e chi la visita può contare su persone formate, servizi riconoscibili, spazi più comprensibili e una rete capace di rispondere.

Per le famiglie che viaggiano con una persona con demenza, questo può fare la differenza tra rinunciare a una vacanza e poterla immaginare. Per i territori, è un invito a costruire comunità più preparate, più inclusive e più gentili.
Come dice Giovanna Pacco, “sono piccoli tasselli per rendere la comunità più gentile, più accogliente, più frequentabile”. Ed è proprio da questi tasselli che può nascere un modo nuovo di abitare e visitare il Friuli Venezia Giulia.